La bolla papale: di cosa si tratta

Quando parliamo di “bolla papale” dobbiamo calarci nel particolare contesto della curia pontificia. Ma cosa si intende? Di cosa di tratta?


Il termine “bolla” in primis, deriva dal latino “bulla” e si riferisce al sigillo, l’elemento cardine che veniva utilizzato per autenticare il documento. La bolla è quindi “una lettera ufficiale del papa che può riguardare argomenti sia spirituali che temporali. Essa viene spedita per vie diverse, compilata con determinate forme ed autentificata col sigillo pontificio nella cancelleria apostolica”.

Quanto al sigillo

Il sigillo, l’elemento principale che dà il nome al documento, era originariamente di piombo, e veniva applicato con cordicelle di canapa per lettere di giustizia ed esecutorie, o di seta rossa e gialla per lettere di grazia. Nelle occasioni solenni invece, si utilizzava l’oro.

Sul sigillo inoltre, erano raffigurati gli apostoli Pietro e Paolo, fondatori della Chiesa di Roma, con le iscrizioni “Sanctus Paulus” e “Sanctus Petrus”, mentre il nome del papa ero collocato sul retro.

A partire dal XVIII secolo, il sigillo in piombo è stato via via sostituito da un timbro d’inchiostro di colore rosso che rappresentava i santi Pietro e Paolo con il nome del papa regnante.

Tuttavia, le bolle particolarmente solenni e rilevanti, come quella di Papa Giovanni XXIII per la convocazione del Concilio Vaticano II, hanno comunque mantenuto la composizione tradizionale.

Le bolle

Quanto al materiale utilizzato, fino all’XI secolo, le bolle erano scritte sul papiro, e successivamente redatte su pergamena, certamente più resistente e duratura.

Rispetto alla struttura della lettera invece, si comincia con l’intestazione, seguita dall’incipit. E ancora, si continua con il corpo del testo, quindi la data e, a conclusione, le firme. La bolla ha rappresentato, fino al XIV secolo, l’unico formato ufficiale delle lettere papali. Successivamente venne introdotto il breve apostolico, un tipo di comunicazione certamente meno formale, che veniva autenticato dal sigillo in cera, oggi con un timbro rosso raffigurante l’anello del pescatore.

La bolla per eccellenza: la "Antiquorum habet fida relatio"

Se oggi, nel 2025, siamo alle prese con le celebrazioni del Giubileo, non possiamo non menzionare l’“Antiquorum habet fida relatio” una bolla, in tal senso, tipicamente significativa. Si tratta della bolla del 22 febbraio 1300, promulgata da papa Bonifacio VIII. Il papa, con questo documento, istituiva ufficialmente il primo Giubileo della storia, sancendo quindi, un evento di straordinaria importanza per la Chiesa cattolica e per la cristianità.


Bonifacio VIII inoltre, definiva le condizioni per ottenere, durante l’anno santo in questione, l’indulgenza plenaria. I fedeli avrebbero dovuto visitare molto frequentemente le due principali basiliche romane, quali San Pietro e San Paolo. I cittadini romani, in particolare, avrebbero dovuto effettuare 30 visite durante l’anno, i pellegrini provenienti da fuori Roma invece, 15.

Un altro aspetto significativo della bolla è certamente l’assenza di una richiesta di elemosina per ottenere l’indulgenza, elemento che distingueva questo Giubileo dalle altre forme di indulgenza dell’epoca.

Si tratta insomma, di un documento prezioso e importante, oggi conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, uno dei più importanti archivi storici del mondo.

La bolla di Bonifacio VIII insomma, riveste un’importanza fondamentale. Sancì un nuovo e definitivo appuntamento con la Chiesa. Di lì in poi infatti, il Giubileo sarebbe stato celebrato ogni cento anni, fissando una cadenza regolare per questo evento spirituale. Nel corso della storia, la frequenza del giubileo cambiò, giungendo a 50 anni prima, e a 25 poi.

Il primo Giubileo del 1300 attirò a Roma un numero altissimo di pellegrini e di fedeli. Fu un momento cruciale nella storia della cristianità che diede avvio a una pratica che, con il passare dei secoli, è diventata una delle più significative nella vita spirituale.

Il Giubileo oggi

Per l’anno giubilare del 2025, Papa Francesco, ha letto, il 9 maggio 2024, durante la cerimonia di consegna nell’atrio della Basilica di San Pietro in Vaticano, la bolla “Spes non confundit”, “la speranza non delude”.

Il documento pone l’attenzione appunto, sulla forza della speranza che deve riempire il nostro presente, nell’attesa fiduciosa del ritorno del Signore Gesù Cristo. Riferendosi alla questione dell’indulgenza, in un passaggio sottolinea: “Perdonare non cambia il passato, non può modificare ciò che è già avvenuto; e, tuttavia, il perdono può permettere di cambiare il futuro e di vivere in modo diverso, senza rancore, livore e vendetta. Il futuro rischiarato dal perdono consente di leggere il passato con occhi diversi, più sereni, seppure ancora solcati da lacrime“.

Una luce di positività insomma, che rischiara i tempi oscuri del presente!

Condividi :